Disturbo post traumatico da stress, lutti, perdite affettive, separazioni, incidenti stradali e sul lavoro, attacchi di panico, orientamento scolastico e professionale, mobbing

 

 

 

 

Il brano seguente è estratto dal quarto capitolo del libro “ Guarire” scritto da David Servan Schreiber ed edito da Sperling & Kupfer Editori

“Le diverse tappe di questo metodo sono state sviluppate e verificate dall’HearthMath Institute della California, un centro interamente consacrato allo studio e all’applicazione della coerenza cardiaca. Come nella tradizione dello yoga, della meditazione e di tutte le tecniche di rilassamento, la prima tappa dell’ esercizio consiste nel concentrare l’attenzione sull’ interiorità. Bisogna innanzi tutto astrarsi dal mondo circostante e accantonare per qualche minuto le preoccupazioni, facendole aspettare un poco, quanto basta al cuore e al cervello per ritrovare il loro equilibrio e la loro intimità.

Il modo migliore per riuscire in questa astrazione è cominciare con due respirazioni lente e profonde, che stimolano il sistema parasimpatico e fanno pendere la bilancia verso il «freno» psicologico. Perché l’effetto di queste respirazioni sia massimo, si deve accompagnare con attenzione il respiro fino al termine della fase di espirazione, poi fare una pausa di qualche secondo, finché l’inspirazione successiva si avvierà spontaneamente. In effetti, occorre lasciarsi portare dall’espirazione fino al punto in cui questa si trasforma naturalmente in una specie di dolce leggerezza. Gli esercizi orientali di meditazione suggeriscono di continuare questa pratica centrata sul respiro il più a lungo possibile, mantenendo lo spirito libero. Per massimizzare la coerenza cardiaca, invece, è opportuno soffermarsi su questa stabilizzazione solo dodici-quindici secondi, per poi riportare coscientemente l’attenzione sulla regione cardiaca. Per questa seconda tappa, vi aiuterà immaginare di respirare attraverso il cuore (o, se non riuscite ancora a sentire il vostro cuore, attraverso la regione centrale del petto). Sempre continuando a respirare lentamente e in profondità (ovviamente senza forzare), dovete visualizzare e sentire ogni inspirazione e ogni espirazione mentre attraversano quest’organo così importante. Immaginate che l’inspirazione, nel suo passaggio, apporti l’ossigeno di cui quella parte del corpo ha tanto bisogno e che l’espirazione le permetta di liberarsi di tutte le scorie superflue, immaginate i movimenti lenti e dolci dell’inspirazione e dell’espirazione che permettono al cuore di lavarsi in questo bagno di aria pura, illuminante e calmante. Potete provare a vedere il vostro cuore come un bambino che fluttua e si muove a piacere nell’acqua tiepida, con il suo ritmo, senza costrizioni né obblighi; come a quel bimbo che amate e che sta giocando, voi al cuore non chiedete altro che di essere se stesso, nel suo elemento naturale, e vi limitate a osservarlo mentre si espande nel modo che gli è più congeniale, senza smettere di apportargli aria dolce e tenera. La terza tappa consiste nel collegarvi alla sensazione di calore o di espansione che si sviluppa nel petto, accompagnandola e incoraggiandola con il pensiero e con il respiro. All’inizio questa sensazione è timida e si manifesta in modo molto discreto. Dopo anni di maltrattamento emotivo, talvolta il cuore è come un animale da lungo tempo in letargo alle prese con i primi raggi del sole primaverile.

Intorpidito e confuso, apre un occhio, poi l’altro, e si muove solo quando è certo che il clima tiepido non è solo un fatto transitorio. Un metodo efficace per incoraggiare questa sensazione consiste nell’evocare direttamente un sentimento di gratitudine e lasciare che invada il petto. Il cuore è particolarmente sensibile alla gratitudine e a ogni sentimento d’amore, che sia rivolto a un essere, a un oggetto o anche all’idea di un universo benevolo. A molte persone basta visualizzare il volto di un bambino che ama e che le ama, oppure l’immagine di un animale che è loro caro. Altri, invece, trovano più facile ricordare una scena di pace in un ambiente naturale, altri ancora evocano un’azione gioiosa, come una discesa sugli sci, un tiro perfetto a golf, una virata a vela. Spesso durante questo esercizio un sorriso sale alle labbra, come se fosse nato nel petto e andasse a schiudersi sul viso: è un chiaro segnale che la coerenza è stata raggiunta. In uno studio pubblicato nell’American Journal of Cardiology, i ricercatori dell’HearthMath lnstitute hanno dimostrato che il semplice fatto di evocare un’emozione positiva, grazie a un ricordo o anche a una situazione immaginata, induce molto rapidamente la transizione della variabilità cardiaca verso una fase di coerenza del ritmo del battito cardiaco, che si ripercuote rapidamente sul cervello emotivo, al quale segnala che nella fisiologia va tutto bene, portandogli così stabilità. A sua volta, il cervello emotivo risponde rafforzando la coerenza del battito. Questo va e vieni produce un circolo virtuale che con un po’ di allenamento permette di mantenere lo stato di massima coerenza per mezz’ora o anche più a lungo, stabilizzando il sistema nervoso autonomo, l’equilibrio simpatico-parasimpatico. Una volta raggiunto questo stato, ci troviamo in una situazione ottimale per fronteggiare tutte le eventualità, e possiamo accedere simultaneamente alla saggezza del cervello emotivo – l’intuizione» – e alle funzioni di riflessione, di ragionamento astratto e di pianificazione del cervello cognitivo. Più ci si esercita a utilizzare questa tecnica, più diventa facile entrare in coerenza. Una volta familiarizzati con questa condizione interiore, si è per così dire capaci di comunicare direttamente con il proprio cuore. Come Celeste, che parlava alla fatina dentro il suo cuore, noi possiamo farci domande tipo: «Nel fondo del mio cuore, amo davvero questa persona?» e prestare attenzione alla reazione del cuore. Se si prova un’altra ondata di calore interiore e di benessere, ciò significa quanto meno che il cuore desidera quella persona e vuole mantenere il contatto.

Se invece il cuore sembra ritrarsi un po’, se la coerenza diminuisce, vuol dire che il cuore preferisce evitarla e consacrare la sua energia ad altro. Non necessariamente quella è la soluzione migliore: dopo tutto, molte coppie attraversano momenti di crisi durante i quali il cuore vorrebbe essere altrove, almeno per un poco, prima di riconciliarsi e trovare una felicità duratura. In ogni caso, è estremamente importante essere consapevoli della preferenza del cuore a ogni passaggio della vita, perché influenza molto il presente. In questo autentico dialogo interiore, immagino il cuore come un ponte verso il nostro «io viscerale», un interprete per il cervello emotivo, improvvisamente aperto a una comunicazione diretta. Sapere se il cervello emotivo spinge in una direzione diversa da quella che si è scelta razionalmente è essenziale. Se è il caso, bisogna sforzarsi di rassicurare il cervello emotivo su altri piani, perché non si arrivi a un conflitto con il cervello cognitivo, al sabotaggio delle nostre capacità di riflessione e, infine, al caos fisiologico e alla sua conseguenza estrema, la dispersione cronica di energia”

Sito ufficiale di David Servan Schreiber